Immaginate febbraio, in pieno inverno. Vi socchiudono un alto cancello di ferro ed entrate nel piccolo giardino di una antica villa signorile. Lo spazio è angusto, vedete ovunque erbacce con tenace gramigna abbarbicata al terreno gelato, infiltrata qua e là da rari fili d’erba. Nella penombra di grossi alberi contorti e puntellati, giovani tronchi sofferenti si sporgono in alto verso la poca luce che filtra, avviluppati da arbusti. Sul bordo del vialetto i roseti sono ammassi di rovi intrecciati, mai potati. Ovunque edera e rampicanti avvolgono i tronchi e i rami, succhiandogli la linfa. In ogni anfratto dei muri e dei vialetti esplodono cespugli di erbacce e rovi, ovunque ci sia terra residua, tanto che il passaggio è difficoltoso e la forma dei vialetti si intuisce appena. Qua e là vecchi giardinieri e domestici puntellano rami secchi e vendono i semi migliori per pagare il concime per gli alberi più vecchi e i rappezzi dei muri della villa. Qualcuno pianta gli alberi nei vasi perché non c’è più un palmo di terra libera. Infilate il cancello con lo stomaco stretto ed uscite all’aria fresca.
Ci tornate per caso sul finire dell’inverno e parlate coi giardinieri. Sono felici di avere salvato quasi tutte le piante e di non aver tagliato neppure un ramo. Dicono che quel giardino “ha tenuto” e ha superato l’inverno meglio degli altri. Dicono che febbraio, in pieno inverno, non è il momento adatto per fare potature. Quel giardino è l’Italia.
Ogni buon giardiniere sa che se non pota a febbraio, in primavera non vedrà fiori né frutti.
Per il mondo l’inverno sta passando, altri hanno potato e vedranno i fiori e i frutti, noi abbiamo ancora tutti gli arbusti, erbacce e tronchi marci imperterriti al loro posto.
Ma la stagione sta finendo e a maggio è troppo tardi.